Progetto AgorÃ
AGORA’
La piazza degli incontri
realizzare il bene comune nella vita sociale del
territorio.
parliamone insieme ogni mercoledì dalle ore 19,00 in poi
PERCHE’ Â AGORA’
Una delle problematiche che maggiormente attanaglia la vita nel nostro tempo è senz’altro l’individualismo, il quale, facendo perdere la visione più ampia di ciò che ci circonda, provoca la concentrazione su se stessi, appiattisce la vita impoverendone il significato, allontana l’interesse per gli altri e la società .  Le cause di questo cambiamento così radicale sono molteplici, ma tra le più significative sono da annoverare lo sviluppo della comunicazione e la tecnica. Â
La società dei mass media  ha dato impulso all’allontanamento da quel senso unitario in cui ogni cosa aveva un suo significato e un suo valore; la esplosione e la moltiplicazione di visioni del mondo, lo spazio dato a minoranze di ogni genere, le incursioni di sub culture di cui se ne ignorava l’esistenza, infatti, hanno fatto perdere il senso di orientamento basato precedentemente su riferimenti ben strutturati, come la famiglia, l’etica, la religione, la comunità . Questo proliferare di informazioni non ha forgiato una società più trasparente, anzi ha reso più caotica e problematica la rappresentazione della realtà . Se l’obiettivo della libertà di informazione, infatti, fosse la esposizione esatta della realtà , che senso avrebbe la presenza di tanti canali televisivi (ognuno dei quali la interpreta a suo modo); di fatto accade che la possibilità di una informazione diversificata rende sempre meno concepibile  lo stesso concetto di realtà unica e sola. Di fronte a tale mescolanza di interpretazioni e rappresentazioni si perdono i riferimenti esterni e, siccome in noi è sempre forte la nostalgia di mondi stabili, fissi e rassicuranti, non facciamo altro che cercarli e ritrovarli in noi stessi. Così diventiamo agenti interpretativi: siamo noi a stabilire ciò che è giusto o meno, quale comportamento assumere, giudichiamo inopportuni e vincolanti i legami, siamo indifferenti agli altri. Tutto ciò, però, mentre da un lato appare come la concessione di una profonda esperienza di libertà , dall’altro cozza contro la natura stessa dell’uomo che, per la propria sopravvivenza, necessita di conoscenza, ma soprattutto degli altri.
Il rapporto dell’uomo con gli strumenti è sempre stato ambivalente: da una parte aumentano la sua potenza, dall’altro lo imprigionano in una sorta di dipendenza che a certi livelli può essere pericolosa. Nel nostro tempo il problema è particolarmente sentito, visto i progressi che la tecnica ha avuto negli ultimi anni; alcuni ritengono che l’uomo non abbia la capacità di controllare la tecnica, l’organizzazione tecnologica della esistenza contemporanea è un processo irreversibile, inarrestabile, quindi ingovernabile dall’uomo; ma la tecnica soddisfa un desiderio insito nella sua stessa natura: quello della potenza sulle cose. Nel suo insieme la tecnica non intende realizzare uno scopo in particolare, non intende andare in una specifica direzione, vuole solo accrescere indefinitamente la sua capacità di realizzare qualsiasi scopo e di andare in qualsiasi direzione: il suo obiettivo è la capacità di realizzare ogni scopo. La possibilità di intervenire su ogni cosa ed in ogni contesto pur di soddisfare qualsiasi bisogno, rende la tecnica libera dal senso del limite e da ciò che va sotto il nome di etica. La prospettiva della possibile realizzazione dei desideri sollecita l’uomo a stabilire da solo quali sono i vincoli etici da rispettare, ritrovando nella propria individualità i riferimenti che appaiono più opportuni.  Negando la oggettività dei fatti, assumono importanza le intenzioni, i propositi, i principi ispiratori; in questo modo si allarga la strada per ospitare  un forte individualismo in espansione.
Un altro grosso male che pervade l’epoca globale in cui viviamo è il silenzio delle idee. Queste non sono più guardate come una risorsa, bensì come un ingombro che limita la libertà d’azione. L’idea, infatti, traccia un percorso, rappresenta un riferimento, obbliga, in definitiva, alla coerenza; tutte queste caratteristiche, secondo il pensiero post moderno che non ammette alcuna verità definitiva (in quanto strutturalmente mutabile), limitano i nostri movimenti, impediscono di vivere appieno l’istante. Oggi l’ottimismo ed il pessimismo rappresentano l’ultima visione del mondo che derivi da una idea, da una attesa del futuro basata sul presente; essi hanno una forte incidenza sui processi politici, sociali e finanziari; condizionano l’andamento delle borse valori; rappresentano lo schieramento politico che sta al governo oppure alla opposizione (l’ottimismo è del governo, il pessimismo dell’opposizione, indipendentemente dai contenuti). Eppure è strano che ottimismo e pessimismo rispecchino le ultime visioni del mondo, il modo per interpretare la realtà , in quanto non derivano da ragionamenti o constatazioni profondi, ma da fondamenta fragili, di solito caratteriali, emotivi e perfino astrologici; ma d’altra parte confermano l’assenza di forti idealità coinvolgenti, essi dipendono, infatti, molto dall’osservatore e dal suo stato d’animo. Il raffreddarsi delle idee spegne anche il senso di comunità , per la quale occorre con-divisione di pensiero e impegno per il futuro; gli interessi e le ambizioni personali non fanno la comunità .  L’ultima divinità nell’era contemporanea è il denaro, con il suo potere di trasformare le cose in disponibili e accessibili. Il denaro ha assunto un ruolo fondamentale ponendosi come ponte tra il desiderio e la realtà , tra l’essere e il poter essere; per queste sue capacità il denaro si è trasformato da mezzo in scopo, diventa fine in sé. E’ ipotizzabile che la crescita di potere del denaro sia stata favorita dal vuoto lasciato dal tramonto delle idee. Senza un sistema di idee, che consente di intravedere una prospettiva, viviamo esauriti nelle situazioni di adesso, nell’istante, avendo come unico sfogo il consumo. Una società senza idee è fondata sul vuoto, ovvero sull’assenza di riferimenti che producano senso e scopo; ma questo vuoto è colmato dalla sovrabbondanza di merci, dal moltiplicarsi delle occasioni di vita. Lo scopo delle idee non è dare senso, ma sollecitare la sensibilità . Il denaro come fine  va senz’altro demonizzato (come mezzo, infatti, è un beneficio, insostituibile medium nei rapporti umani), in quanto rappresenta una riduzione dell’intelligenza e delle capacità umane, visto che esistono tante cose in cielo, in terra e nell’animo dell’uomo che non transitano per il denaro, anzi non lo conoscono proprio. Si tratta di ambiti non secondari, anzi sono quelli su cui si basa il senso della vita, dei rapporti reciproci ed insostituibili come la famiglia, l’amore, l’amicizia, la religione, il legame territoriale.
Se questo è il contesto nel quale si muove la contemporaneità , anche la comunità sessana ne subisce le conseguenze, a proposito di un individualismo galoppante e la perdita del senso unitario di vita comune.  Sono evidenti i segnali di scollamento che caratterizzano la nostra collettività : strade cittadine sempre meno frequentate, disaffezione alle problematiche comuni, attenzione ai bisogni solo quando interessano la sfera privata, perdita del senso di appartenenza, smarrimento dell’orgoglio di essere eredi di culture e tradizioni invidiabili, rapporti interpersonali limitati ad una ristretta cerchia e non allargata agli altri, perdita della speranza di migliorare le cose. Questi alcuni degli effetti di cui tutti hanno la percezione e verso i quali si è sviluppato un senso di impotenza, quasi a confermare un destino ormai tracciato contro cui è inutile lottare. Il problema grosso è che la constatazione dello stato quasi di abbandono in cui versa la nostra comunità (intesa come insieme di persone che condividono lo stesso territorio) invoglia gli stessi appartenenti a cercare fuori di essa occasioni di incontro e di esperienza. In questo modo il contesto non può che peggiorare, il pericolo, infatti, è proprio l’innesco di un circolo vizioso dagli effetti incontrollabili. La situazione è resa più difficile dalla tendenza a localizzare fuori dal centro città gli uffici e gli esercizi commerciali, quasi per sollecitare il cittadino a sostare il meno possibile tra le mura natie, dandogli l’abbrivio a sbrigare le sue faccende a pochi metri dal mezzo di locomozione, che subito usa per andar via. Eppure la tendenza strutturale dell’animo umano non è questa, ne è testimonianza il massiccio afflusso di  persone ad eventi organizzati in piazza.  E’ di tutti il ricordo di quanta gente si riversa in strada in occasione di feste, rappresentazioni o altro, di come sia piacevole trattenersi in piazza o riscoprire angoli dimenticati della nostra Sessa, di come dia allegria l’incontro con amici che una vita frenetica rende difficoltoso. Nella natura dell’uomo, infatti, è sempre viva la esigenza di rapportarsi al prossimo; è nell’altro che si ritrova la con-divisione di esperienze, come è nell’altro il segreto della propria sopravvivenza (isolati non è possibile vivere, abbiamo sempre e comunque bisogno degli altri). L’uomo, dunque, ha la dimensione sociale come componente essenziale della sua natura e della sua vocazione, la comunità civica è una delle istituzioni necessarie alla realizzazione della persona in quanto tale. L’agire avendo come riferimento solo la propria soggettività non rende completa l’esistenza; la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri. Il bene individuale può realizzarsi completamente solo all’interno del bene di tutti, inteso come l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono ai gruppi e ai singoli di conseguire ciò a cui hanno diritto. E’ verso questo bene, dunque, che occorre rivolgere parte della propria attenzione, non considerarlo come qualcosa di estraneo e lontano, ma inserirlo tra i nostri riferimenti, anche se ciò potrebbe comportare qualche rinuncia (come si è detto, la libertà individuale termina dove inizia quella degli altri).
Queste brevi considerazioni hanno stimolato Goccia Sessa ad applicarsi per tentare, nel proprio piccolo, di cambiare il corso delle cose e ridare spazio ai rapporti umani, nella loro semplicità , promuovendo momenti di aggregazione e di riflessione all’interno della nostra comunità , nella convinzione che solo attraverso lo stare insieme, la cooperazione, la con-divisione di intenti può realizzarsi il vero bene comune.  Nasce così il progetto Agorà  che, prendendo in prestito il nome della piazza più famosa, quella dove è nata la democrazia, vuole riportare, appunto, la gente in piazza per parlare, discutere, ricordare, ma anche progettare una comunità più accogliente per le generazioni future. La riscoperta della nostra storia, delle nostre tradizioni e cultura, l’apertura di dibattiti a diversi livelli su problematiche di interesse comune, il tutto all’interno di eventi opportunamente organizzati, saranno gli strumenti operativi attraverso i quali sollecitare l’attenzione verso la collettività , intesa come forma di aggregazione alla quale tutti noi partecipiamo. Goccia Sessa vuole diventare una fucina di idee che, realizzate, possono aiutare a raggiungere il più volte richiamato bene comune che, in definitiva, si concretizza in una migliore vivibilità locale. Ha in mente di costituire un luogo aperto di ricerca e di confronto comune che analizzi le problematiche più stringenti del nostro territorio. Sarà , perciò, indispensabile il contatto costante e la collaborazione con le altre Associazioni presenti sul territorio, con le quali condividere idee e progetti; ma sarà altresì irrinunciabile osservare, stare con la gente, ascoltare, parlare, per individuare le insufficienze strutturali e sociali di cui la comunità soffre, capirne le esigenze, interpretarne le aspettative. In questo contesto diventa conseguenziale rapportarsi alle Istituzioni Pubbliche, che contribuiscono all’attuazione del bene dei cittadini, con le quali sarà doveroso intavolare un dialogo.  Goccia Sessa farà da cassa di risonanza delle domande che arrivano dalla collettività , darà voce a chi non riesce a farsi sentire, solleciterà interventi da parte degli organi preposti, tenuto conto della fattibilità delle istanze, il tutto all’interno di dialoghi costruttivi e non conflittuali. Sarebbe  limitativo, infatti, far coincidere, in modo esclusivo, la funzione istituzionale di alcuni soggetti pubblici con la funzione di interesse pubblico che può e deve essere svolta anche dalle diverse componenti della comunità locale. L’enfasi attuale sul principio di sussidiarietà non ha fatto altro che richiamare questa prospettiva, nonchè la necessaria articolazione delle responsabilità e delle collaborazioni da orientare al bene comune, valorizzando le diverse funzioni dei soggetti della comunità locale: alcuni a titolo istituzionale, altri a titolo di solidarietà sociale. Negli ultimi anni, infatti, si è affermata una progressiva capacità di passare da una visione che identificava il pubblico con l’istituzionale ad una più matura capacità di riconoscere che l’interesse pubblico, il bene comune, può essere meglio costruito grazie ad un incontro di responsabilità e di risorse di diversa natura: istituzionali e sociali. La Legge n. 328/00 (di riforma degli interventi e servizi sociali) sintetizza questo percorso di maturazione civile e culturale affermando che “alla gestione ed all’offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati… con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata.” (art. 1, comma 5).
Dunque anche la Legge ha riconosciuto l’importanza della partecipazione collettiva al bene comune, confermando che è attraverso la con-divisione degli obiettivi, la co-operazione nell’agire, la con-sapevolezza di far parte di una comunità ,  che è possibile  uscire dalla solitudine dell’individualismo ed entrare da protagonisti  in quella struttura sociale di base che, da sempre, rappresenta la dimensione nella quale l’uomo ritrova la vera identità della sua specie.